Portare i Piccoli

Corsi per apprendere le tecniche di legatura con la fascia lunga tessuta

In ogni incontro si affronterà approfonditamente una tecnica di legatura, parleremo della fisiologia di portato e portatore, nonché degli aspetti relazionali e psicologici legati alla pratica del portare specificamente riferiti alla fase che affrontiamo.

Si tratta di un percorso di incontri a cura di Arianna Basile, istruttrice certificata Portare i Piccoli®

PER TUTTI I CORSI E' POSSIBILE RICHIEDERE UNA FASCIA IN PRESTITO PREVIO ACCORDI



Incontri informativi gratuiti Portare i Piccoli®

Un’introduzione alla fisiologia, alla pratica e al significato del Portare i bimbi addosso in occidente.

Incontro dedicato alle famiglie che vogliono avvicinarsi alla pratica del portare come strumento di relazione con il proprio piccolo: tratteremo delle tematiche salienti riguardanti l'accudimento del neonato (sonno, pianto, allattamento) in relazione al portare.

 

Durante l’incontro verranno presentati vari supporti per portare i bambini :

- fascia lunga elastica

- fascia lunga tessuta

- fascia ad anelli

- meitai

- marsupio ergonomico

 

Parleremo quindi di come scegliere un supporto di qualità, portare in sicurezza e come il portare si integri in vari aspetti della cura del bambino, dello sviluppo corporeo e relazionale in primis.



I nostri corsi

Portare davanti

Per chi inizia il pecorso dalla nascita ai 40 giorni: 3 incontri

  1. triplo sostegno davanti (PWCC)
  2. davanti su misura (FWCC)
  3. croce semplice (SCC)

Per chi inizia il percorso dai 40 giorni in avanti: 2 incontri

  1. croce semplice (SCC)
  2. davanti su misura (FWCC)

Per chi inizia il percorso dopo i 3 mesi: 1 incontro

  1. croce semplice (FCC) / davanti su misura (FWCC): in base ai partecipanti l'istruttrice deciderà quale delle due legature affrontare o l'eventualità di farle entrambe


Portare sul fianco

Il corso è rivolto a coloro che già portino davanti, per bimbi che abbiano un buon controllo del capo e sentano l'esigenza di cominciare a guardarsi intorno.

Per tutti: 2 incontri

  1. croce sul fianco (HCC)
  2. fianco su misura (RHC)

In base ai partecipanti l'istruttrice deciderà se affrontare in uno dei due incontri il fianco semplice (SHC)



Portare sulla schiena

Il corso è rivolto a coloro che già portino davanti e sul fianco e si sentano pronti per passare alla groppa, indicativamente per bimbi dai 4 mesi in poi.

Per tutti: 3 incontri

  1. caricamento a pacchetto e zainetto (RC)
  2. caricamento da seduti e triplo sostegno dietro (BWCC)
  3. caricamento dal fianco e Double Hammock


Introduzione teorica sul portare

Cosa si intende esattamente con portare?

Si tratta di una pratica scomoda o comoda (secondo il punto di vista) per trasportare i bambini piccoli o magari c'è di più?

La lingua stessa ci fornisce un primo approccio. Il dizionario Sansoni per esempio restituisce 22 significati diversi per il verbo portare; una di quelle parole che si possono utilizzare in molte circostanze per illustrare varie situazioni fisiche ma anche metaforiche e simboliche. Tra i significati posso elencare: portare un peso, farsi carico di un peso, indossare, tenere, sostenere qualcosa o qualcuno, sopportare, supportare, trasportare, muovere qualcosa o qualcuno da una parte all'altra.

E' subito evidente che sostanzialmente si distinguono due significati: il significato stabile, che si fa carico di un peso, lo sostiene, lo regge, lo sop-porta, lo sup-porta e il significato mobile, che muove il peso e lo tras-porta.

 

Portare un bambino piccolo non è poi così diverso: significa farsi carico, letteralmente, del bambino, tenerlo addosso, sostenerlo e poi muoversi insieme a lui, con lui addosso o, con l'espressione usata nei paesi anglofoni, "indossando il bambino". E non solo."

Tratto dall'introduzione al libro “Portare i piccoli” (pag. 6) Portare i bambini è una pratica antica, profondamente naturale, "originale" (nel senso letterale del termine!).

 

Quando oggi parliamo della fisiologia del portare, alla base si fa sempre riferimento ad un filone scientifico nordeuropeo, che ha definito il concetto del "PORTATO" e che di seguito viene esposto in sintesi.

 

"La biologia comportamentale si occupa delle tendenze biologiche dei comportamenti specifici degli esseri viventi. Anche l'uomo, come mammifero, e' incluso. Bernhard Hassenstein, etologo tedesco, parla di "tendenze" perchè proprio l'uomo non e' sottoposto alle leggi della natura che lo governano, ma può scegliere se sottomettersi alla propria natura oppure scegliere di comportarsi in modo diverso, sulla base del libero arbitrio, del senso di responsabilità individuale, ma anche seguendo valori culturali acquisiti. Il concetto biologico del portare non e' altro che un'introduzione di massima alla "tendenza naturale" (biologica) dell'uomo di portare ed essere portato, come base fondamentale per ogni ulteriore considerazione e riflessione sul tema."

(tratto da: Weber E, Portare i piccoli, pag. 55)

 

Caratteristiche specifiche del portato

I riflessi - la memoria storica del portato attivo I riflessi innati, presenti alla nascita del bambino umano, sono giudicati rudimenti evolutivi, che nella nostra società attuale non hanno più alcuna importanza. Di solito, questi riflessi si perdono entro i primi mesi di vita del bambino. Ne citiamo due.

Il riflesso palmare

Un neonato umano, per la maggior parte del tempo, tiene le mani chiuse e spesso il pollice viene racchiuso dalle altre dita. Se gli si porge un dito, lui si aggrappa con una forza sorprendente al dito e bisogna sempre un po' forzare per staccarsi. Questo è il tipico riflesso di presa, che permette di aggrapparsi con forza. E' lo stesso riflesso dei primati, che cosi' si aggrappano alla pelliccia della madre. La loro presa e' cosi' forte e profonda, che a volte viene presa oltre alla pelliccia anche un lembo della pelle.

Riflesso di Moro

Questo riflesso si attiva in caso di spavento, per forti rumori improvvisi o se il bambino viene messo giù in posizione supina un po' bruscamente. Il neonato comincia a piangere e con le braccia e le gambe fa dei movimenti bruschi per aggrapparsi.

 

Caratteristiche anatomiche del portato

Anche

Alla nascita le anche del neonato non sono ancora completamente mature. Infatti, l'acetabolo racchiudo solo 2/5 della testa del femore, mentre nell'adulto sono almeno 3/5. Evelin Kirkilionis ha eseguito uno studio per misurare le angolazioni delle gambe del bambino sul corpo(fianco) della madre. l'angolo di abduzione misurato durante il primo anno di vita va da 36 a 58 Gradi, in media 45. Quindi l'angolo di apertura tra una gamba e l'altra era in media di 90 Gradi. L'ortopedico Bueschelberger osservava che un angolo di abduzione di 40 Gradi correlato ad una flessione nella ginocchia di 100 Gradi permetteva la posizione ottimale della testa del femore nell’acetabolo. Questi numeri corrispondono, secondo Kirkilionis, esattamente alla posizione delle gambe quando il bambino sta seduto sul fianco del genitore.

 

Colonna vertebrale

La colonna vertebrale a doppia S con il promontorio accentuato è caratteristica dell'uomo adulto e gli permette di camminare in modo eretto e di fare ampi passi , portando le gambe anche dietro all'asse mediana corporea. La colonna vertebrale del neonato invece è una cifosi(curva) totale che gli permetteva di stare raggomitolato all'interno dell'utero.Insieme alla schiena curva l'angolo di promontorio è di 20 gradi, mentre nell'adulto è di 60 gradi. Il movimento delle gambe del neonato quindi è limitato allo spazio davanti al suo corpo. La curva a doppio S non si forma mentre il bambino sta sdraiato nella posizione supina su una superficie dritta, ma si sviluppa un po' alla volta attraverso lo sviluppo motorio del bambino: prima si forma la lordosi cervicale quando comincia a controllare il capo (a 2-3 mesi), poi si stirano i dorsali quando comincia a stare seduto (6-8mesi), poi si forma la lordosi lombare quando si alza in piedi (9-11 mesi) e infine il bacino si sposta in avanti, il bambino comincia a camminare e si completa la forma della doppia S (12 -15 mesi).Si deduce, che la postura del neonato e del bambino il primo anno di vita sia particolarmente adatto per essere modellato sul corpo del genitore, nella famosa posizione a ranocchio, quindi in posizione verticale.

 

La tibia del neonato

E.Kirkilionis ha notato nelle sue ricerche, che un neonato umano di solito ha la tibia leggermente curva (fino a ca. 18,5 Gradi). Curvatura, che gli da le caratteristiche gambe a O e che si azzera normalmente durante il primo anno della deambulazione. Osservando i lattanti e i neonati mentre sono portati sul fianco, si nota che le tibie curve contribuiscono notevolmente alla presa sul corpo della madre e rendendo la posizione più stabile. L'intensita' della presa viene gestita dal bambino stesso. Si nota, che la pressione aumenta appena l'attenzione del bambino si posa su qualche oggetto interessante. Sono in corso studi rispetto alla presa muscolare delle gambe del bambino seduto sul fianco, che porteranno dei dettagli maggiori rispetto a questi meccanismi.

 

Caratteristiche comportamentali del portato

L'assunzione spontanea della posizione divaricata-seduta

Un neonato che viene sollevato dalla posizione supina, automaticamente divarica le gambe e le porta in una posizione aperta e flessa (Spreiz-Anhock-Stellung secondo E.Kirkilionis). Le piante dei piedi sono girati verso l'interno (come se volesse battere i piedi). Questa posizione della gambe si determina attraverso le tre articolazioni anche, ginocchio e piede e inoltre dalla curva della tibia, che alla nascita è di circa 18 gradi mentre dopo l'anno di vita praticamente si azzera. Parlando in modo amichevole ad un bambino in posizione supina, le sue gambe assumono la posizione divaricata-seduta, come quando piange e vuole essere preso in braccio. Dal punto di vista biologico il bambino si prepara cosi' ad essere seduto sul fianco del genitore. La posizione del bambino seduto sul fianco della madre è la modalità che l'uomo ha sviluppato per portare i suoi piccoli, nel momento in cui non aveva pelliccia e i suoi piedi sono plantari e non prensili. Si crede oggi, che i piccoli del Australopethicus (gli antenati del homo sapiens) stavano seduti sul fianco della madre come su una sella, dato che la zona tra bacino e vita/fianco era ancora molto più accentuata.

 

Segnale di presenza attraverso contatto e movimento

Perchè un bambino, addormentato in braccio profondamente, appena lo si mette nella sua culla comincia a piangere e si tranquillizza immediatamente quando viene ripreso in braccio? Come dice la Kirkilionis : certi comportamenti del neonato diventano comprensibili soltanto se viene considerato dal punto di vista dei bisogni del portato e non del nidiaceo. Il portato, nella condizione ottimale, è sempre in contatto corporeo con la madre e sente costantemente la sua presenza. Stare a contatto per lui significa letteralmente essere al sicuro, da predatori, da potenziali pericoli, dalla morsa della fame a cui non riuscirebbe a fare fronte da solo. Pertanto se un bambino piange quando è separato dal corpo del genitore non solo diventa comprensibile, ma possiamo considerarlo sano, del tutto fisiologico. Il portato lontano dal corpo del genitore che piange ha un comportamento biologico fisiologico che indica il suo sano istinto per sopravvivere.

 

Fonti: Kirkilionis Evelin, Der menschliche Saeugling als Tragling-unter besonderer Beruecksichtigung der Prophylaxe gegen Hueftdisplasie. Dissertation. FB Biologie, Universitaet Freiburg, 1989. Kirkilionis Evelin, Das Tragen des Saeuglings im Hueftsitz- eine spezielle Anpassung des menschlichen Traglings, Zoologische Jahrbuecher, 96(1992), p.395-415, Fischer, 1992 Kirkilionis Evelin, Die Anpassung des menschlichen Saeuglings an den Jungentypus Tragling, in Wessel KF,Naumann F(Ed.), Kommunikation und Humanontogenese, Md 6, Kleine, Bielefeld, 1994. Bueschelberger J, Untersuchungen ueber die Eigenart des Hueftgelenks im Saeuglingsalter und ihre Bedeutung fuer die Pathogenese, Propylaxe und Therapie der Luxationshueft, Habilitationsschrift, Dresden, 1961.

 

Se partiamo dal presupposto che esiste il portato con il suo quadro caratteristico, allora bisogna pensare che la biologia abbia previsto ed equipaggiato anche chi lo porti. Infatti è del tutto legittimo pensare che esiste una predisposizione biologica della madre a portare il suo cucciolo.

 

La predisposizione biologica della madre a portare il suo cucciolo

Le madri mammiferi mettono in atto dei comportamenti specifici atti, nella gestazione, durante il parto e nelle cure primarie dei loro cuccioli, a crescere al meglio la loro prole, di modo che possono crescere sani e forti (e portare avanti la loro specie). Se l'ambiente (habitat) per il nidiaceo dopo la nascita è il nido, per il portato e' la madre stessa. Tutto il suo corpo, dopo il parto e' pronto ad accogliere il cucciolo tra le braccia, attaccarlo al seno, riscaldarlo. Infatti, favorito dai processi biochimici, scatenati dall'ossitocina e dalla prolattina, la madre istintivamente, se indisturbata!, si prende cura del suo piccolo fornendoli tutto ciò di cui ha bisogno: contatto, calore, nutrimento. Molti studi sui gorilla (Hess) confermano le cure istintive della madre nei confronti del suo cucciolo, ma anche nell'ambito umano ormai gli studi effettuati nel campo della nascita (per approfondimenti vedi su www.birthworks.com) e quelli connessi all'allattamento materno e all'accudimento primario confermano la predisposizione biologica, biochimica (ormonale) della madre a prendersi cura del suo cucciolo appena nato in modo specifico e conforme alle sue aspettative primarie: essere protetto, nutrito, al caldo e tenuto a contatto. Anche nell'ambito della psicologia evolutiva si trovano confermate queste conoscenze. Winnicott ha chiamato preoccupazione materna primaria gli stati psicologico e fisiologico dell madre che la predispongono a rispondere in modo adeguato ai bisogni del suo bambino nelle prime settimane di vita.

Fonti: Renggli Franz, Angst und Geborgenheit, EX LIBRIS, 1975 Odent Michel, Abbracciamolo subito, edizioni red!, 2006 Winnicott Donald, Mother and Child: a Primar of First Relationship, Basics Books, NY, 1957

 

Il concetto della P

E l’approccio pluridisciplinare di Esther Weber al significato del portare (i piccoli) nell'ottica di una relazione individuale, che evita rigorosamente approcci semplicistici (basta mettersi il bambino addosso e risolvi tutti i tuoi problemi), oppure ideologici (bisogna portare il bambino continuamente a contatto- 24 ore su 24) oppure di moda (è chic tenersi il pupo addosso e lo fanno anche i vip) attraverso lo studio correlato di diverse discipline scientifiche quali innanzitutto la biologia, l'etologia, l'antropologia e la psicologia, riportando dei quadri teorici da cui partire per andare oltre al tentativo di produrre una serie di prove che portare sia una modalità "scientificamente corretta" per prendersi cura dei bambini e per trasportarli.

 

Il concetto della P non ha la pretesa di essere completo, ma vuole invitare semplicemente genitori e operatori a riflettere sul significato profondo del portare i piccoli

 

Primo elemento: il contatto

Il contatto è uno dei principi fondamentali degli organismi viventi; la base di qualsiasi comunicazione, scambio, interazione e incontro vitale. Parte dalla pelle, dalle sue funzioni di proteggere, tenere insieme, regolare la temperatura interna e dai sensi collegati; il senso del tatto, il senso propriocettivo o kinestetico. Nello schema della P l'elemento del contatto si trova nella parte alta, là dove si toccano la linea dritta (portatore) e quella curva (bambino). L'elemento CONTATTO si riferisce alla qualità stabile del verbo portare: due corpi che stanno o sono a contatto. Si può portare pelle a pelle oppure vestiti. Si può portare in braccio o con un supporto. Si può portare un bambino davanti, sul fianco e sulla schiena. Ognuna di queste posizioni - davanti, fianco e dietro - ha delle qualità diverse e si inserisce armonicamente nel contesto dello sviluppo del bambino e nella relazione con lui.

 

Secondo elemento: lo spazio

Il movimento significa letteralmente il cambiamento di una posizione rispetto ad un'altra ed è la condizione basilare della vita a tutti i livelli. Per il portare, l'elemento del movimento è il significato "mobile" del verbo portare, la gamba della P, che sara' illustrato di seguito. Considerando e comprendendo il significato del movimento nella vita pre- e perinatale, per il bambino portato ne ha ancora molteplici aspetti: trasporto/spostamento, il dondolio ritmico, l'adattamento kinestetico, l'integrazione di stimoli sensoriali. Anche per i genitori che portano il movimento e' fondamentale per: la libertà di movimento e sotto l'aspetto simbolico

 

Terzo elemento: lo spazio

Lo spazio portato

Alla nascita, il bambino non dispone di uno spazio fisico personale proprio, ma lo costruirà nel tempo, attraverso il vissuto, le esperienze sensoriali, le influenze sociali e culturali. Pertanto, il confine del neonato, a tutti gli effetti, è la pelle e quindi non ha le stesse necessità distanti degli adulti che lo circondano. Infatti, per parecchio tempo dopo la nascita, il bambino, con le caratteristiche del portato, ha bisogno di uno spazio confinato stretto, caldo, avvolgente per sentirsi al sicuro. A dispetto di tutta la gamma di contenitori e surrogati che lo circondano, ancora oggi, questo spazio originale è il corpo dei suoi genitori che lo tiene ! (Vedi lavori di F.Leboyer, M.Marcovich, M.Odent, N.Bergmann e molti altri!) Lo spazio portato quindi non e' solo una metafora o uno spazio immaginato, ma e' uno spazio fisico, che viene preparato dal genitore e riempito/modellato dal bambino. Durante lo sviluppo del bambino diventa un luogo con le caratteristiche di base (protezione, sicurezza, filtro, contenimento), e tempi e modalità adeguate in risposta alla crescita e l'espansione del bambino

 

Quarto elemento: il legame

"Legame e' una parola dal suono un po' scomodo, contraria alla libertà alata promossa nella nostra epoca, dal gusto leggermente impopolare, che sa vagamente di restrizione, di costrizione, ma ci porta sulle tracce del quarto e indispensabile elemento del concetto della P. Ho incontrato molti genitori che esprimono la paura che il bambino possa legarsi troppo a loro, se lo portano. "Se il bambino si lega troppa non vivrà un dolore troppo grosso quando dovrò lasciarlo per tornare al lavoro ? Come faremo se saremo troppo legati ? Legarsi troppo non significa viziare ? Se il bambino si lega troppo non sara' troppo dipendente da me?" Sono domande legittime, vive e pressanti dei genitori di oggi e se si vuole portare ci si DEVE confrontare con questi aspetti riguardanti il legame. Infatti, i genitori intuiscono davanti alla fascia lunga per esempio che portare potrebbe significare (letteralmente, simbolicamente ed esplicitamente) LEGARE il proprio bambino vicino a sé e LEGARSI al proprio bambino. Portare potrebbe significare COSTRUIRE UN LEGAME FORTE."

 

Tratto da: Introduzione al quarto elemento Legame, Portare i piccoli, pag. 124-125

 

La teoria dell'attaccamento

La teoria dell'attaccamento è un modello teorico scientifico e interdisciplinare, messo a punto di John Bowlby (1907-1990), psichiatra e psicanalista, che si avvale di aspetti di biologia comportamentale, della psicoanalisi e dell'osservazione diretta, dopo che negli anni cinquanta aveva studiato a fondo gli effetti della separazione e della deprivazione di legame sulla psiche dei bambini separati dalle madri.

 

La teoria dell'attaccamento sottolinea il ruolo fondamentale delle caratteristiche biologiche che mirano alla sopravvivenza della specie specifica, ma anche l'importanza delle figure di attaccamento per lo sviluppo del bambino e infine la stabilità dello stile di attaccamento, per lo sviluppo psichico e sociale del bambino.

 

Le figure di attaccamento

Sono le persone con cui il bambino instaura il legame di attaccamento in modo stabile e continuativo. Nei primi tre anni di vita essi normalmente sono la madre, il padre e altre persone che abitualmente si prendono cura del bambino (nonni, babysitter, educatrice del asilo nido). Il bambino si attacca a queste persone, nel bene e nel male, nella misura di cui necessita. La quantità delle figure di attaccamento nella vita di un bambino è influenzata e dipende da un lato d aspetti sociali e culturali dell'ambiente in cui vive, dall'altra, soprattutto nella nostra società dalle scelte dei genitori rispetto all'impostazione che hanno dato alla loro vita. (Remo Largo)

 

Lo stile di attaccamento rispecchia la fiducia che i bambini hanno nella risposta dei genitori ai loro bisogni. Non esiste un'attaccamento TROPPO SICURO! Bambini con attaccamento sicuro (si distinguono 4 stili di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro-resistente, disorganizzato), hanno notevoli vantaggi rispetto allo loro salute emotiva e sociale, autocontrollo e autostima. Inoltre bambini con attaccamento sicuro diventano più facilmente genitori in ascolto e sensibili ai bisogni dei loro bambini

 

Portare e attaccamento

Se a livello teorico l'importanza dell'attaccamento sicuro sia ormai recepita senza ombra di dubbio, sembra che a livello pratico e della vita di tutti i giorni, nella nostra società, ci sia una grande confusione rispetto al tema dell'attaccamento e di un legame sicuro: se ne parla a livello accademico come aspetto fondamentale per la crescita psichica e sociale sana del bambino, ma a livello pratico può essere negato pure da esperti (pediatri, psicologi!), che danno ai genitori consigli contrastanti (mettere giù il bambino di modo che non prende dei vizi, non dormirci insieme, abituarlo ai ritmi al più presto, lascia che si addormenti da solo in culla...). Proprio loro invece dovrebbero sapere che la qualità delle risposte ai bisogni dei bambini può influenzare lo stile di attaccamento!

 

E la modalità del portare i bambini invece può favorire un attaccamento sicuro? Nel 1990, Elizabeth Anisfeld e i suoi colleghi eseguirono uno studio sperimentale per stabilire se lo stile di attaccamento possa essere influenzata dal portare. Il risultato dell'esame rivelava tra i bambini portati un numero maggiore con un attaccamento sicuro rispetto ai bambini del gruppo di controllo. Ovviamente non tutti, perchè portare non è una garanzia automatica per un attaccamento sicuro ma costituisce "una possibilità da non sottovalutare per la costruzione di una buona relazione genitori-bambino", come dice Evelin Kirkilionis. "Gli elementi portanti, contatto, movimento, spazio e legame, evidenziano diversi aspetti del singnificato del portare per bambini e i loro genitori, ma è sempre la relazione bambino-genitore che ne viene toccata, influenzata, modellata, modulata e mediata. Ogni relazione è un rapporto individuale che nasce assieme alla specifica coppia genitore-bambino e che segue un proprio percorso unico. In questo senso portare in modo consapevole ed esplicito, è una modalità di relazione che si basa sull'ascolto reciproco (e, per fortuna, solo così funziona!), che va impostata e calibrata individualmente per trovare la vicinanza giusta e la distanza necessaria a secondo del momento, ed è un percorso fisiologico che accompagna il bambino nel suo sviluppo fisiologico dalla dipendenza emotiva e strumentale alla sicurezza fisica e psichica nei primi anni di vita."

Tratto da: Portare i Piccoli, pag. 140

 

Come portare?

Portare realmente e nel quotidiano a volte si rivela più semplice, a volte più difficile, a volte più faticoso di quanto si possa immaginare avvicinandosi al tema a livello teorico. Pertanto non ci possono essere risposte valide e uguali per tutti ne consigli d'uso universali. Ma anche se la pratica occidentale del portare è una modalità molto giovane e in fase di sviluppo che si deve ancora confermare attraverso un vissuto sperimentale più ampio e condiviso e affermarsi nel tempo e nei diversi ambiti di vita reale, alcuni aspetti pratici in generale sono comunque da osservare sempre.

 

La posizione corretta del bambino portato sul corpo dell'adulto

La posizione verticale del bambino, dalla nascita, è fisiologica: quando il tronco del bambino e' appoggiato al corpo del genitore e sostenuto in modo tale che non ci sia il vuoto tra i due corpi quando le gambe del bambino sono aperte a ranocchio, in modo che le sue ginocchia stiano più in alto del sedere. quando la testa del bambino può essere sostenuta quando il sedere del bambino è a livello dell'ombelico di chi porta (MAI più basso!).

 

Queste regole valgono per tutte le posizioni, davanti, sul fianco e dietro e per tutti i supporti!

Supporti che invece non permettono di tenere il bambino in questa posizione fisiologica semplicemente NON sono validi.

Per restare aggiornato sugli appuntamenti in programma

seguici su Facebook

Iscriviti alla nostra newsletter


Condividi


arrivaMaMa • Corso Lodi 34 • 20135 Milano • cell 339 82 32 678